Il G8 a L'Aquila nasconde il pericolo di infiltrazioni mafiose negli appalti della ricostruzione
Il G8 sulle macere de L’Aquila, tra tendopoli e tangentopoli post-terremoto il Re Nudo perde tutto il suo cerone. In attesa delle foto osé del Premier che i giornali liberi anglosassoni annunciano da giorni, vorremmo concentrare l’attenzione dei lettori sul luogo scelto per questa manifestazione di rilevanza mondiale. Subito dopo il terremoto che ha causato la morte di oltre 300 persone, il Presidente Berlusconi annuncia in pompa magna che l’incontro tra gli otto paesi più industrializzati del mondo si terrà a L’Aquila. L’impatto mediatico della dichiarazione è forte, tanto da far mangiare la foglia anche a molti membri dell’opposizione.
L'Italia costruirà nuove Centrali Nucleari per produrre energia elettrica violando il referendum popolare del 1987. Paura per terremoti e malattie tumorali.
Forse influenzati dalle vicende di Chernobyl o forse motivati da un reale buon senso, nel 1987 gli italiani optarono per il No al nucleare. La volontà del popolo espressa in maniera così chiara sembra essersi perduta nel corso degli anni a seguire: il Premier Berlusconi ha firmato qualche giorno fa un accordo con il presidente francese Nicolas Sarkozy nel quale si prevede la costruzione di centrali nucleari in Italia, in collaborazione con la Francia ed in beffa alla volontà del popolo sovrano.