Confermati i tagli alla scuola pubblica previsti dalla riforma del Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Tutti i paesi europei puntano sull’istruzione, sulla formazione e sulla ricerca, noi, invece facciamo sempre più passi indietro verso una scuola inefficiente e ridotta ai minimi termini.
7,3 milioni di euro: questa la cifra alla quale la scuola italiana dovrà rinunciare secondo la Manovra Finanziaria del 2010-2011.
Per buttare fumo negli occhi degli studenti, delle loro famiglie e degli italiani in generale, la Gelmini assicura che un quarto delle entrate derivanti dallo scudo fiscale saranno utilizzati per garantire libri di testo gratuiti alla scuola primaria e cedole librarie alle superiori.
Trentamila studenti della Regione Campania sono rimasti senza abbonamento. Il Consorzio UnicoCampania, che ogni anno riceve ingenti finanziamenti dall’Ente Regionale per applicare tariffe di favore ai giovani che si spostano in città per studiare, decide di tagliare queste spese morte.
Il motivo? Il Consorzio denuncia di non aver ricevuto ancora i fondi regionali. Ma l’Assessore all’Istruzione, Corrado Gabriele, garantisce che la Regione Campania ha pronto il capitolo di spesa per finanziare il servizio.
I ragazzi delle diverse zone del paese sono stati valutati con i paramentri dell’Invalsi.
Sono scattate subito le polemiche: infatti, si è detto che i ragazzini del sud sono risultati più bravi ai test, in quanto hanno avuto maggiori possibilità di copiare durante l’esame.
Ma il fatto che lascia davvero allibiti è che il Ministero dell’Istruzione ha ritoccato i risultati delle graduatorie, facendo ritornare ai primi posti i ragazzi del Nord Italia. L’antimeridionalismo, in questo senso, tocca l’apice, ma arrivano subito le critiche della controparte.
Il debito pubblico italiano è di 1.752 miliardi di euro, il più alto nel mondo – rispetto alla grandezza dell’economia. Solo nell’ultimo anno c’è stato un aumento di 104 miliardi, non dovuti al finanziamento di opere pubbliche per uscire dalla crisi ma dagli interessi sul debito precedente e sugli sprechi “di palazzo” della politica.