
Vi sentireste sicuri con Mr. Burns capo della centrale nucleare nella vostra città ed Homer Simpson addetto alla sicurezza?A Springfield si, o almeno in quella dei cartoni animati, ma qui da noi? Poniamo la domanda diversamente: vi sentireste al sicuro con il nucleare in Italia?
L’argomento è tornato ad essere affrontato con vigore dopo che l’attuale maggioranza di Governo ha, con il Ministro per lo Sviluppo Economico Scajola, proposto la costruzione di 10 nuovi reattori. L’ obiettivo è quello di ridurre le emissioni di gas serra, di far diminuire la dipendenza energetica dell’Italia e, di seguito, anche il costo dell’energia.
Questo è solo l’ultimo dei dibattiti che nel nostro Paese hanno riguardato il nucleare. Una risorsa tanto importante quanto pericolosa, che preoccupa l’opinione pubblica e che divide gli esperti. Ma qual è stato il percorso del nucleare nella penisola?
Fenomenologia del nucleare in Italia
Lo sfruttamento dell’energia nucleare in Italia per la produzione di energia elettrica risale ai primi anni Sessanta, ma nel 1966 raggiunse già livelli molto importanti tanto da fare dell’Italia la terza nazione al mondo per produzione.
Verso la metà degli anni Settanta con il Piano Energetico Nazionale si diede uno slancio ulteriore all’ iniziativa nucleare. In aggiunta alle precedenti centrali di Latina, Sessa Aurunca e Trino si cominciarono a costruire quelle di Caorso e Montalto di Castro e il secondo reattore della centrale di Trino. Gli anni ‘80 però porterrano ad un completo capovolgimento di fronte.
Dobbiamo precisamente partire dal 1979 con l’ incidente avvenuto a Three Miles Island, una centrale nucleare situata sull’isola omonima lungo il fiume Susquehanna nei pressi della capitale del Pennsylvania Harrisburg.
Fu il più grave incidente mai avvenuto in una centrale nucleare statunitense, con il rilascio di una quantità significativa di radiazioni, stimate in un massimo di 13 milioni di curie in forma di gas nobili e meno di 20 curie di iodio 131.
Non vi furono morti accertate direttamente attribuibili all’incidente.
Ma nel 1986 fu la volta della più grave e conosciuta Chernobyl e qui le morti accertate furono 65 ed altre 4000 presunti. Un disastro incredibile che sconvolse tutto in mondo e l’ Italia in particolare.
Poco tempo dopo fu votato un Referendum abrogativo che, pur non vietando esplicitamente la possibilità di ricorrere al nucleare nel nostro Paese, fu accolto come un netto “no!” del popolo italiano a questo tipo di energia. E il dibattito si chiuse qui.
Possiamo allora tornare ai giorni nostri e alle proposte del Ministro Scajola.
Terza Generazione Avanzata: le nuove tecnologie del Nucleare
Notiamo come siano passati oltre venti anni da quella ultima votazione popolare. Nel 1987 il Napoli vinceva la scudetto con Maradona, non esistevano i cellulari ma solo le cabine che funzionavano a gettoni e si pagava ancora in lire. Tanto tempo fa. Possibile che nonostante tutti questi cambiamenti, nell’ambito energetico le cose siano rimaste uguali?
Effettivamente le cose sono cambiate ed anche molto. Oggi si parla di risorse rinnovabili, di riduzione delle emissioni, del rischio di subire cambi climatici e proprio in questi giorni un vertice a Copenaghen vede impegnati molti Paesi per discutere del futuro energetico.
Anche le centrali nucleari hanno avuto un’evoluzione molto importante. Si è arrivati alle centrali di terza ed ora inizia il percorso di quelle di quarta generazione. Le prime, ossia quelle di terza generazione, sono molto più potenti e sicure delle vecchie centrali. Hanno procedure di intervento automatico e di spegnimento in caso di guasto di qualsiasi tipo.
Sono realizzati con reattori EPR. Reattori certificati per garantire livelli assoluti di sicurezza anche autonomamente, ossia senza assistenza dell’ operatore umano, ed evitano la necessità di far evacuare la popolazione circostante.
Per la quarta generazione si dice che il termine minimo di sviluppo è 30 anni. Tempo entro il quale si cercherà di trasformare le scorie in “carburante” con un riciclaggio praticamente automatico che dovrebbe risolvere in un sol colpo tre grandi problemi: il costo comunque in crescita dell’uranio, la sua futura reperibilità, lo smaltimento-conservazione-disattivazione dei detriti radioattivi che ora rappresentano un onere economico con una gestione comunque difficile.
Dipendenza energetica: nucleare vs rinnovabili
Le nazioni che in questi anni hanno goduto, a differenza dell’Italia, dei benefici di un’energia a basso costo grazie alle centrali nucleari come la Francia e la Svizzera sembrano aver intrapreso un cammino verso modalità di sviluppo diverse, sostenendo la diffusione di pannelli solari, pale eoliche ed altri strumenti per creare energia rinnovabile, energia pulita, economica e sicura.
Questo fenomeno sta coinvolgendo un po’ tutte le nazioni, anche quelle che hanno avuto e continuano ad avere centrali nucleari operative. La domanda allora sorge spontanea: perché l’Italia dovrebbe intraprendere invece un cammino inverso?
L’analisi del problema non è solo scientifica ma anche politica. L’indipendenza energetica è una questione che dai tempi di Enrico Mattei rimbomba nel nostro Paese, ma che fin ora non ha trovato una giusta conclusione.
L’Italia è costretta ad importare oltre l’80% dell’energia che consuma e questo si riflette sul costo finale del prodotto. Un costo che incide negativamente sia sui privati che sulle aziende che sullo Stato. La soluzione che poteva garantire all’Italia un’auto sussistenza energetica era forse proprio il nucleare. Soluzione che non avrebbe azzerato completamente il bisogno di energia, ma avrebbe diminuito del 30% la richiesta di importazione.
L’errore fu allora quello di effettuare un Referendum quando ancora tutti avevano negli occhi le terribili immagini di Chernobyl. Un errore che, a mio giudizio, si è pagato caramente lasciando indietro l’Italia nello sviluppo energetico negli ultimi venti anni.
Ma è inutile piangere sul latte versato e bisogna proiettarsi verso il futuro, e nel futuro l’energia è rinnovabile.
Lo dimostrano le già citate Francia e Svizzera, che pur avendo impianti nucleari, si sono mosse verso queste nuove tecnologie. Ma anche l’America, il Regno Unito, la Spagna e la Germania, hanno bloccato i finanziamenti per la costruzione di nuove centrali nucleari in favore del rinnovabile. Sintomo di una maggiore sicurezza e minor impatto anche economico di queste tecnologie.
Allora anche l’Italia dovrebbe darsi da fare per lo sfruttamento di risorse rinnovabili per produrre energia. Un impegno che richiede ingenti somme, ma sicuramente meno soldi e meno tempo di quelle che potrebbero portare via le costruzioni delle nuove centrali nucleari.
Non ci sarebbero problemi per lo smaltimento delle scorie, sostanze pericolose e di non facile smaltimento, che richiedono tempi compresi fra 300.000 e 1.000.000 di anni per non essere più dannose alla salute umana.
Tra le altre cose, l’Italia potrebbe essere per le sue caratteristiche geomorfe una delle nazioni che più avrebbero da guadagnarci a questo passaggio alle fonti rinnovabili, mentre – per le sue caratteristiche sismiche – non rispetta le caratteristiche richiesta dalla tecnologia EPR, tecnologia che richiede una morfologia territoriale ben precisa: zone poco sismiche, stabili e possibilmente nei pressi di grandi bacini d’acqua non a rischio inondazioni. Soprattutto, zone scarsamente popolate.
Paesaggio naturale
Solo una piccola aggiunta. Come già qualcuno ha sottolineato, ad esempio Vittorio Sgarbi, bisogna far attenzione a non deturpare lo splendido paesaggio dei nostri territori ed evitare che, anche in questi ambiti, possa mettere le mani qualche organizzazione mafiosa.
La scelta energetica dell’Italia nei prossimi anni può segnare un passaggio fondamentale, e può essere una grande occasione di rilancio di un’intera nazione. Non ce la facciamo sfuggire.
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