Quasi mille persone in marcia contro la Camorra. Questo il piccolo miracolo di Radio Siani, la web-radio anti-camorra – associata con Avanaguardie.info – che sabato 21 novembre ha sfidato il potere dei clan con una sfilata di striscioni per le strade di Ercolano. In Piazza Pugliano, la prima diretta ufficiale.
Dopo l’uccisione del cantante neomelodico Salvatore Barbaro in pieno giorno e delle estorsioni realizzate con l’utilizzo di bambini, Ercolano dice no al sistema economico criminale che stritola Napoli e provincia.
La Camorra è diventata negli ultimi anni una società per azioni. Il cosiddetto “oro della Camorra” è composto da un impero economico che si estende fino ai massimi livelli dello Stato italiano, ma che ha le sue radici in una sotto-cultura in cui il “boss” è la figura di riferimento per tutti.
La reazione dei ragazzi di Radio Siani avviene proprio alla vigilia delle festività natalizie, periodo in cui i clan camorristici mettono in ginocchio i commercianti chiedendo cifre da capogiro per il pizzo.
I ragazzi di Radio Siani in marcia per la legalità
Al grido di “Camorrista pezzo di merda” e “Camorra, vaffanculo!”, il corteo di oltre mille persone (come affermano gli organizzatori) si muove da Corso Resina 62 – sede di Radio Siani, ex residenza del boss Giovanni Birra – ed invade le strade di Ercolano.
La marcia è inizialmente silenziosa e contenuta. I ragazzi di Radio Siani tengono in mano candele che simboleggiano la luce della verità contro l’oscurantismo delle associazioni criminali.
Sullo striscione che tengono in prima fila, sotto lo sventolio delle bandiere della Pace, vi è il loro motto: Le idee non si fermano con la paura.
L’allegria e la rabbia hanno il sopravvento, ed è un’esplosione di cori, salti e canti.
Allegria che contagia anche i sindaci Nino Daniele di Ercolano ed Enzo Cuomo di Portici, senza dimenticare la partecipazione delle associazioni anti-racket come quella dell’imprenditore Sergio Vigilante.
Le urla di rabbia lanciate all’indirizzo dei camorristi, gli applausi davanti ai luoghi simbolo del potere della camorra di Ercolano, sono la reazione civile di giovani stanchi di subire.
Stanchi ed arrabbiati per tutto quello che la Camorra non permette loro di fare.
È per questo che si riprendono le strade dove domina la criminalità.
“Insieme faremo gruppo, venite a lottare con noi” si rivolgono così ai commercianti ed ai passanti che – forse troppo intimoriti – abbassano lo sguardo e non prendono parte alla contestazione.
In fine, in Piazza Pugliano, la prima diretta ufficiale e la proiezione di un documentario sulla vita e la morte di Giancarlo Siani, ammazzato a soli 26 anni per aver adempito al suo dovere di giornalista: raccontare i fatti.
Reagire alla violenza della Camorra
Violenza, ma anche collusione con i poteri dello Stato. Soltanto poche settimane fa, le forze dell’ordine traggono in arresto numerosi appartenenti al gruppo di fuoco del clan Birra.
Minorenni e bambini utilizzati come emissari del clan, soprattutto per estorcere il pizzo ai commercianti. Gli interventi della Dda accendono la luce su una situazione di degrado morale e sociale.
Commercianti strangolati dal pizzo e costretti a pagare cifre che raggiungono i 5mila euro. In molti sono costretti a chiudere.
La sorte di chi decide di non pagare può essere drammatica. Lo sa bene il proprietario del panificio fatto esplodere il 10 novembre ad Ercolano. Lo sanno bene anche gli abitanti di Portici, dove appena un anno fa venne dato alle fiamme il ristorante Ciro a Mare perché i proprietari si rifiutavano di cedere al clan Vollaro.
C’è chi ci rimette la vita, come il neomelodico Salvatore Barbaro. Cantante assassinato in pieno giorno, sotto casa, tra i passanti.
Certo è che il marciume della criminalità campana arriva fin dentro Palazzo San Giacomo. È di pochi giorni fa l’arresto del Consigliere Comunale Achille De Simone, accusato di essere uno dei referenti del Clan Sarno di Ponticelli e di aver ostacolato la nascita di un’associazione anti-racket a Cercola.
Camorra s.p.a. – capitale sociale infinito
Dopo Gomorra di Roberto Saviano nessuno ha avuto più il coraggio di pensare alla Camorra come ad un fenomeno locale, bande armate di criminali che si contendono pochi pezzi di terreno.
Con L’oro della Camorra di Rosaria Capacchione, questa consapevolezza fa un passo in avanti. La presentazione del libro, presso il Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, diventa un’occasione per analizzare il potere economico di Gomorra.
“La camorra ha interessi in tutte le attività economiche della Campania” sentenzia Vincenzo Iurillo, giornalista de Il Fatto Quotidiano che della mala-politica campana possiede una conoscenza molto approfondita.
Ancora più accurata è l’analisi proposta da Tonino Scala, capogruppo di Sinistra e Libertà: “Il vero problema è che negli ultimi anni, la Camorra è diventata una società per azioni”.
Un potere economico enorme e senza confini territoriali, che si estende in tutto il mondo. Un capitale sociale infinito, nato dal riciclaggio del denaro proveniente dal traffico di droga, ripulito ed utilizzato per finanziare l’imprenditoria legale in ogni parte del mondo. Roberto Saviano ha spesso ricordato come i Casalesi abbiano investito nella ricostruzione delle Twin Towers a New York e messo le mani anche sugli appalti dopo il terremoto in Abruzzo.
La cultura del Capoclan
Se è certamente vero che il potere economico della Camorra s.p.a. ha tentacoli che toccano ogni attività finanziaria, è altrettanto vero che il cuore pulsante di questa egemonia risiede tra i bassi e le stradine di Napoli e provincia.
Un potere che esiste in funzione di una cultura che lo tiene in vita. Un sotto-cultura in cui – come uno dei ragazzi di Radio Siani sintetizza mirabilmente – “Chi sta in mezzo alla strada è uno buono, mentre chi si alza presto la mattina per lavorare è uno scemo”
Quello “buono” in Campania ha un valore profondo. Quello “buono” è quello che ha soldi, potere e femmine senza lavorare. È un potere che si basa più sul carisma che sulle proprie azioni.
Il problema vero, è che spesso i bambini sono lasciati in balia di questi miti devianti. Alla fine, finiscono per identificare il camorrista con un super-eroe, come quelli dei cartoni animati.
Quando crescono, i ragazzi sono esposti ad una sotto-cultura che rinforza questa mitologia deviata. Il prodotto più evidente di questo processo è gran parte della musica neomelodica. C’è molto più da spaventarsi di queste canzoni che agiscono su menti deboli, piuttosto delle applicazioni di Facebook che permettono di giocare al camorrista.
Anche senza arrivare ai casi più evidenti di canzoni che inneggiano ai Boss – come “O Capoclan” di Nello Liberti – molte delle canzoni neomelodiche ripropongono l’universo culturale basso dove la sotto-cultura camorristica prospera. Un universo in cui le bambine di dieci anni sognano già di sposarsi presto ed i ragazzi di “mezzo alla strada” raccontano le proprie disavventure con la Polizia.
Il Racket sotto l’albero di Natale
Alla vigilia delle festività natalizie, la preoccupazione delle associazioni anti-racket è forte. I clan camorristici sono soliti chiedere un pizzo particolarmente esoso durante il periodo natalizio, proprio in previsione dei maggiori incassi dei commercianti.
Inutile, cercare di far capire agli aguzzini che la crisi economica ha messo in ginocchio la maggior parte delle attività commerciali.
Inquieta che molti commercianti non abbiano voluto abbassare le serrande e prendere parte alla marcia di Radio Siani, ma il Sindaco di Ercolano Nino Daniele assicura la piena adesione di tutti.
Sergio Vigilante, presidente dell’Associazione anti-racket ed anti-usura del Comune di Portici, sta distribuendo degli opuscoli ai commercianti con un decalogo per difendersi dal Pizzo di Natale. Una morsa a cui non sfugge nemmeno la Chiesa di Santa Maria alla Concordia, il cui parroco è stato avvicinato da alcuni non identificati che chiedevano “un regalo di Natale per gli amici carcerati”.
La marcia di Radio Siani ha un forte valore simbolico proprio in questo periodo. Esiste un modo per dire NO alla Camorra.
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