
Come previsto, la stagione dell’approfondimento politico televisivo è iniziata col botto. Anzi, neanche è cominciata, che sono arrivati due “botti” assordanti per la libera informazione. Neanche il tempo di pensare ai palinsesti che sono subito ricominciate le polemiche su AnnoZero.
Il travaglio del contratto di Travaglio
Ennesimo rischio cancellazione? Niente affatto. O forse si. Perché quel che è mancato in Rai è stato il nuovo contratto di Marco Travaglio.
Subito Michele Santoro ha messo ben in chiaro la sua posizione: “Senza Travaglio non c’è AnnoZero”. Mentre molti nel popolo berlusconiano incrociavano le dita (gli altri invece si rammaricavano, ricordando come il premier consideri il programma una fonte di voti), la situazione si è calmata, fino a riassorbirsi.
Dopo una prima presenza telefonica, l’editorialista de “Il Fatto Quotidiano” è ricomparso in studio. Tempo un mese, o giù di lì, ed ecco il fatidico contratto. Rimane il dubbio: è stato un tentativo timido di liberarsi di un personaggio scomodo?
La domanda rimane senza risposta, anche perché intanto arrivava il secondo botto: caso Report.
Inchieste fastidiose e nessun avvocato
La Rai fino all’ultimo non ha confermato la copertura economica delle spese legali alla redazione di Milena Galbanelli. Un modo perfetto per tagliare le gambe a qualsiasi giornalista che si occupi di inchieste, soprattutto quando sono giovani free-lance che lavorano guidati dalla passione più che dallo stipendio.
Non si parla di informazione politica in sé, questo è certo. Però quante volte l’analisi delle corruzioni, dei clientelarismi, delle baronie e delle simonie che pervadono i microsistemi del tessuto italiano vanno a toccare gli interessi del politico di turno?
Restano così molti dubbi sul perché la redazione di uno dei programmi di maggior qualità giornalistica in Italia abbia rischiato di chiudere i battenti così all’improvviso. Rischiato, perché alla fine, meglio tardi che mai, mamma Rai ha trovato i fondi necessari, quantomeno per quest’anno.
Insomma l’informazione televisiva naviga a vista.
Le rivelazioni della escort, sei mesi dopo
La stagione di approfondimento politico della Rai è finalmente partita. E se già avevamo avuto i botti, AnnoZero dopo poco ha lanciato fuochi degni di capodanno. Se infatti la prima puntata è sulla libertà di informazione, la seconda subito tocca uno dei baluardi dell’antiberlusconismo recente: il caso Tarantini, con tanto di ospite d’eccezione in collegamento, l’escort Patrizia D’Addario.
La settimana di polemiche sulla sua presenza tutto sommato non è valsa il contenuto dell’intervista; a parte dichiarazioni già sentite, non sono stati chiariti molti particolari della vicenda: la sua presenza a palazzo Grazioli è certa, (e si ragiona troppo poco su questo che tutto sommato è il nodo cruciale della vicenda).
Però il dubbio che le intenzioni di ricatto fossero alla base del comportamento della donna non vengono smontante (per quanto ci si possa domandare quanto il personaggio pubblico numero uno del paese possa permettersi tale vulnerabilità).
Da tenere presente anche il collegamento con Carl Bernstein, il premio Pulitzer per lo scandalo Watergate: interessante da ascoltare, ma un po’ disorientato sulla situazione italiana.
Mafia, trans e la mala-Napoli… che bell’Italia
Il programma di Santoro si è così lanciato nei temi caldi della stagione politica.
Il caso Ciancimino, con tanto di intervista al chiacchierato figlio dell’ex sindaco palermitano.
Le polemiche sul lodo Alfano, con un Travaglio ispirato e la presenza di direttori di lusso come Ezio Mauro e Ferruccio De Bortoli.
Il caso Marrazzo e quello del comune di Fondi, infine i problemi della polizia a Napoli a partire dall’esecuzione filmata al rione Sanità.
Insomma, un approfondimento dei fatti salienti che la cronaca, politica o meno ha portato, con qualche “mezza” defezione. Stupisce infatti il tempo, relativamente poco, dedicato a casi importanti come quello dello Scudo Fiscale (nella puntata “Posto Fisso”) e della richiesta di arresto per il sottosegretario Nicola Cosentino (puntata “Fai la cosa giusta”, quella su Napoli).
C’era da evitare un conflitto di programmazione con le altre trasmissioni Rai (Ballarò si è occupato di Cosentino con solerzia), o erano casi così spinosi da non permettere né a Santoro né a Travaglio le loro storiche illazioni? La stagione è ancora lunga, ed è tutto da scoprire.
I rinvii di Ballarò: Bruno Vespa e la Suina di Floris
Nonostante lo stile più pacato, Giovanni Floris col suo Ballarò non ha trovato un clima più tranquillo. Sarà stato per via della tendenza a invitare spesso politici “sanguigni” come gli onorevoli La Russa e Alfano e l’immancabile Antonio Di Pietro?
Una cosa è certa: le copertine di Crozza mostrano, con la loro ironia, punti a volte inquietanti degli spaccati politici del paese. Certo, per fortuna c’è da riderci su. Ma personalmente mi è capitato qualche volta di soffermarmi sugli interrogativi che poneva, come sulla polemica Fini/Berlusconi. Ed in effetti, di domande ne vengono.
Fatto sta che la discussione politica, molto più volta a discorsi di attualità generale rispetto ad Annozero, si è snodata su una serie di personalità di livello. Oltre ai sopra citati infatti sono stati presenti protagonisti della politica come D’Alema, Bersani, Franceschini, Cicchitto, Bondi, Enrico Letta, Casini etc.
E così il dibattito politico si è snodato lineare tra accuse reciproche, polemiche, qualche confronto vero e siparietti ai limiti della comicità. Momento clou il 27 ottobre: La Russa, Alfano e la Bindi battagliano, non senza una punte di ironia, sulla situazione giustizia; Casini parla (muovendo critiche interessanti) sentendosi già un po’ futuro leader di maggioranza.
Quand’ecco a sorpresa, la telefonata di Silvio Berlusconi in studio: parte una critica feroce, e senza possibilità di intervento all’atteggiamento della trasmissione di Floris, sfruttatrice dei soldi pubblici per fare propaganda (di che genere in quel momento, difficile capirlo) e accuse senza contraddittorio.
E lì viene da chiedersi quale sia la considerazione del premier per i suoi ministri della difesa e della giustizia. Da punti cardine dell’apparato di governo a presenze fantasmagoriche sottomesse alla Rai sinistroide. Poverini. Il finale della telefonata è da ricordare. Floris: “Presidente, come va con la sua scarlattina?” e Berlusconi: “Se viene qui gliela passo volentieri”. Il 17 novembre Ballarò non va in onda perché Floris ha l’influenza A. Il premier è davvero un profeta, o solo un ottimo iettatore?
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