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Giovedì, 11 Marzo 2010


Gaspare Spatuzza, il pentito della Mafia

Dichiarazioni sospette, riforma sui pentiti e stato-mafia. L'Italia è un paese complicato?
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Borsellino muore a Via D'Amelio

Durante un mese destinato ad entrare nella storia mediatica (e non solo) di tutto il mondo per un’aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è parlato, e si continua a farlo, di almeno tre episodi. Le dichiarazioni del pentito Spatuzza contro Berlusconi, l’arresto di due latitanti legati alla mafia e la bozza di riforma sulla legge sui pentiti. Intanto, alcuni poliziotti che rivendicano i propri meriti.

Chi è Gaspare Spatuzza.

Gaspare Spatuzza è un criminale, mafioso di Brancaccio (quartire simbolo della mafia palermitana). In carcere dal 1997 è condannato alla pena dell’ergastolo per tutta una serie di reati gravi e legati alla mafia. Dal 2008 è collaboratore di giustizia.

Tra i vari reati che gli sono stati attribuiti quello di essere stato uno degli esecutori materiali dell’omicidio di don Pino Puglisi avvenuto il 15 settembre 1993, implicato negli omicidi di Giuseppe e Salvatore Di Pieri, Marcello Drago, Domingo Buscietta (nipote di Tommaso, pentito storico di Cosa Nostra) e Salvatore Buscemi.

Il 23 novembre 1993 rapì Giuseppe Di Matteo – figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo – che sarebbe stato ucciso dopo oltre due anni di prigionia. Ha dichiarato di aver rubato l’auto Fiat 126 usata poi per la strage di via D’Amelio dove morì il giudice Paolo Borsellino.

Durante la sua carriera criminale è stato braccio destro del capomafia corleonese Leoluca Bagarella e collaboratore di fiducia dei fratelli Graviano.

Chi sono i fratelli Graviano?

I fratelli Giuseppe, Filippo e Nunzia Graviano, sono membri di Cosa Nostra collegati agli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino e mandanti dell’omicidio di Don Puglisi. Sarebbero inoltre, secondo le dichiarazione del pentito Antonio Giuffrè, coloro che mediavano i rapporti tra Cosa Nostra e il Primo Ministro Silvio Berlusconi (attraverso il portavoce imprenditore Gianni Lenna).

Oggetto della trattativa, l’appoggio elettorale consistente per il partito Forza Italia, in cambio di aiuti mirati a revisionare i processi di mafia e la legge sui sequestri di beni e modificare l’articolo 41 bis.

Obbiettivi non raggiunti (almeno non completamente) motivo per cui sarebbe avvenuta la rottura dei legami Graviano-Berlusconi insinuati da Giuffrè e confermati da Spatuzza che addita il senatore Marcello Dell’Utri come tramite per le trattative.

Legge sui pentiti: la riforma

Gaspare Spatuzza viene udito dai giudici di Palermo nel processo di appello al senatore Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa.

Durante questa fase di ascolto dei pentiti, nel nostro paese ci si ritrova a discutere su una bozza di riforma della giustizia che riguarda le legge sui pentiti.

L’autore della bozza è Luciano Violante, ex presidente della Camera dei Deputati e attualmente columnist del quotidiano il Riformista.

Secondo Violante, una riforma sulla normativa dei pentiti sarebbe necessaria per evitare che qualcuno possa sfruttare i benefici del pentitismo in modo illegittimo e vendicarsi di qualcuno, danneggiandolo attraverso l’accusa di Mafia. Le leggi contro la mafia sarebbero quindi un rischio in questo senso.

Non è dello stesso avviso Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, il quale ha affermato che:

“La legge sui pentiti e sulle intercettazioni ambientali e telefoniche sono due strumenti utilissimi che non si devono assolutamente toccare” e ancora: “magistratura e forze dell’ordine devono continuare le indagini e approfittare di questi momenti senza pensare di avere facili vittorie, occorre insistere per poter prevenire la riorganizzazione, la ristrutturazione di Cosa Nostra”.

Le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza

Le nuove dichiarazioni di Spatuzza sono dirette in gran parte all’attuale presidente del consiglio Silvio Berlusconi ed alla sua scalata imprenditoriale e politica, nonché ai legami tra mafia e stato. Passati e presenti.

Si suppone che il “parlare” (ancora da verificare) sarebbe causato dagli accordi che dopo quindici anni non sarebbero ancora stati rispettati.

Il pentimento di Spatuzza potrebbe essere una vendetta, ma anche la soluzione di accordi non mantenuti e che avrebbero permesso al leader del partito Forza Italia di ottenere i giusti appoggi elettorali utili alla vittoria delle elezioni nel  ‘94 e negli anni successivi.

Le revisioni dei processi di mafia e della legge sul 41 bis sarebbero stati il contro favore non avuto. Per questo l’unico modo per ottenere un cambiamento di regime e smuovere le acque in una direzione ancora tutta da capire sarebbe far pentire Spatuzza e rilasciare informazioni finora tenute segrete.

In realtà il motivo vero, sempre che ce ne sia uno solo, per cui Spatuzza decide oggi di collaborare con la giustizia è impossibile da dedurre. Sicuramente è più producente per lui (e forse per la sua “Famiglia”) che di una incerta possibilità di revisione dei processi e dell’abolizione del 41 bis.

Spatuzza afferma che di non aver rilasciato sin da subito le ultime dichiarazioni perché intimorito dal calibro dei nomi messi in ballo.

Un timore diventato maggiore quando dopo le elezioni del 2008, Silvio Berlusconi ritorna Presidente del Consiglio ed il Ministro della Giustizia diventa la stessa persona che ha curato i circoli di Forza Italia in Sicilia: Angelino Alfano.

Come se non bastasse, il vice del primo ministro è proprio Marcello Dell’Utri.

Emblematico delle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza è l’episodio riportato del 1994, in cui Spatuzza avrebbe incontrato Giuseppe Graviano nel bar “Doney” di via Veneto a Roma. In questa occasione, il mafioso sarebbe venuto a conoscenza che erano stati fatti degli accordi con persone serie grazie alle quali adesso “il paese era nelle loro mani”.

Fu in quella sede che Giuseppe Graviano avrebbe comunicato a Spatuzza due nomi tra i quali quello di Berlusconi: “quello del Canale 5″. Inoltre, Spatuzza arriva ad affermare che Berlusconi e Dell’Utri sono collegati alle stragi del 1992 e 1993.

L’Antimafia del Governo dei Fatti

Il portavoce dell’esecutivo, Paolo Bonaiuti, interpreta in modo logico il fango gettato su Silvio Berlusconi: una reazione normale nei confronti di un governo impegnato contro la mafia in un modo massiccio.

I numeri parlano chiaro, afferma Bonaiuti:

“Il nostro governo ha arrestato otto mafiosi al giorno, festivi inclusi. Ha arrestato quindici dei trenta più pericolosi latitanti di mafia. Ha sequestrato in media dieci milioni di euro di beni mafiosi al giorno, per un valore totale finora di 5,6 miliardi di euro, più del triplo di quanto ha fatto il governo precedente nello stesso periodo di tempo. Gli straordinari risultati della lotta intrapresa da questo governo contro la mafia non hanno precedenti negli ultimi venti anni” e ancora continua: “Il numero dei superlatitanti arrestati, la quantità di beni immobili sequestrati, la somma di denaro recuperata, la durezza delle pene stabilite per legge: sono tutte ragioni per cui la mafia odia il governo Berlusconi. E i fatti di oggi ne sono una prova”

Evidentemente è sulla stessa linea di pensiero il Ministro per le Riforme del Federalismo, Umberto Bossi, il quale afferma:

“La mafia si è arrabbiata perché questo governo la sta combattendo e allora la mafia si è mossa” e ancora Dell’Utri: “Spatuzza non è un pentito di mafia ma della mafia”

In fatto di contrasto alla mafia, al governo Berlusconi va attribuito il merito di aver messo in vendita i patrimoni confiscati alla mafia anche se con il gioco del prestanome è diventata possibile la riappropriazione dei beni proprio da parte di quelle famiglie a cui erano stati sottratti. Al governo Berlusconi va attribuita anche l’intenzione di abolire il concorso esterno in associazione mafiosa.

L’arresto di Fidanzati e Nicchi.

A pochi giorni dalla messa in circolo delle dichiarazioni di Spatuzza, il caso vuole che due latitanti di Cosa Nostra, Gaetano Fidanzati 75 anni e Gianni Nicchi 28 anni, venissero catturati rispettivamente a Milano e a Palermo.

Fidanzati con un passato di trafficante di droga e un presente di capo della famiglia dell’Acquasanta, mentre Nicchi è un mafioso esperto nonostante la sua giovane età.

L’aver colpito pesantemente l’organizzazione Cosa Nostra ha scatenato l’entusiasmo del Presidente del Consiglio che si è espresso così:

“A Palermo siamo riusciti a catturare Gianni Nicchi, che è il numero due di Cosa Nostra. E a Milano abbiamo catturato Danilo Fidanzati, che è il numero tre di Cosa Nostra”.

Intanto, Gioacchino Genchi, vicequestore a Palermo, durante una conferenza stampa dichiara tutta la sua indignazione nei confronti di un meccanismo inevitabilmente espresso dai mass media.

 

In un momento comunque delicato per il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, accusato da un pentito di mafia di fatti gravissimi e di stampo mafioso, viene messo in risalto l’arresto di questi due uomini latitanti e non in un giorno qualsiasi, ma durante il “No Berlusconi Day”.

Ma non è tutto.  Genchi infatti ribadisce che questo è stato un arresto avvenuto in uno dei governi Berlusconi caratterizzato anche per le ostilità nei confronti della magistratura e da una finanziaria che ha incluso notevoli tagli alle risorse per le Forze dell’Ordine.

I dati: una riduzione di oltre 40 mila operatori in servizio alla Polizia di Stato e la sottrazione del 44% delle risorse alle attività operative e organizzative, sempre negli apparati di Polizia.

Genchi parla di poliziotti che pagano la benzina con i propri soldi e sacrificano il proprio tempo alla famiglia per ottenere risultati che alla fine non gli vengono neanche attribuiti completamente. Afferma Genchi:

“I veri poliziotti che hanno realizzato l’arresto mi hanno telefonato durante una manifestazione inscenata davanti alla questura per dimostrare quell’apparente solidarietà alla Polizia. Qui stanno facendo uno schifo. Ma vi rendete conto di cos’è l’Italia? Che livello di bassezza abbiamo toccato?”.

Queste le parole di Genchi, amare, soprattutto quando parla del livello di mistificazione presente nel nostro paese.

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